



>> M-TRIPP
Articolo tratto da "Racer" 30 - Testo di Pierpaolo Bucci -
Foto di Simone Romeo
Non fatevi ingannare dal titolo, l'ultima creazione di Nicola Martini è una roadster di razza. Invita a viaggiare veloci ma con stile, senza rinunciare alla possibilità di farlo comodamente, magari in coppia. Ancora una volta il preparatore veronese trova una chiave di lettura inedita dello spirito Cafè Racer.
Neanche al più smaliziato dei tuner, il compito di modificare una moto particolare come la Thunderbird Sport deve apparire facile. La classica inglese resta una delle moto più affascinanti della storia recente della produzione di Hinckley e, anche nella sua configurazione originale, genera un certo rispetto in chi la possiede. Quanto visto fino ad oggi si limitava all'adozione di particolari destinati a sottolinearne il carattere sportivo retrò, all'affinamento della ciclistica o a qualche limitato intervento al poderoso tre cilindri a carburatori. Se l'opportunità di rivedere una T-Sport nel suo complesso è generata solitamente dalla necessita di doverla ripristinare dopo un rovinoso incidente, la logica conservativa va a farsi benedire. Di fronte ad una moto ridotta a poco più che telaio e motore, una mentalità eclettica ed estrosa come quella di Nicola Martini può esprimersi a dovere.
L'idea iniziale è sempre quella di creare una sportiva in chiave Cafe Racer, ma con qualche accorgimento destinato ad ampliarne le possibilità di utilizzo. Necessari un manubrio alto, una sella biposto dalla seduta larga e comoda, una pratica e funzionale maniglia in acciaio cromato ad incorniciare il fanale posteriore, destinata a facilitare la vita di un ipotetico passeggero. Nonostante questa inclinazione turistica, la M-Tripp non cede nulla sul piano dell'aggressività, e mescola senza particolari sbilanciamenti ingredienti classici e moderni. L'opera di ripristino della moto inizia dall'avantreno che è il primo, fondamentale reparto da rimettere in sesto: la forcella a steli tradizionali è irrecuperabile, viene rimpiazzata da una unita upside-down prelevata pari pari da una Ducati, con tanto di doppio disco Brembo serie Oro. Per poter adeguare la forcella e l'impianto frenante al raffinato cerchio Braking con dischi Wave integrati, e stato necessario costruire piastre di sterzo ad hoc. La parte posteriore della moto fa sfoggio delle soluzioni più originali e ricercate. Come consuetudine di Mr Martini, nella scelta dei componenti si attinge all’ormai sconfinato paniere di casa Triumph. Il forcellone originale lascia il posto a quello della rigorosa e massiccia Speed Triple prima serie, l'ormai leggendaria T309. Si tratta di un componente a sezione rettangolare in lega leggera, con un particolare sistema di ancoraggio delle ruote ad eccentrico che rende di fatto possibile la variazione dell'interasse.
Affidandosi all'esperienza di Luigi Ferrari della Twenty One di Verona, Mr Martini chiede ed ottiene di spostare l'unico elemento ammortizzante posteriore sul lato destro della moto, liberando la vista del lato sinistro e offrendo la temporanea illusione che la M-Tripp si affidi al doppio ammortizzatore. Per evitare che l’unita Ohlins, montata in questa maniera piuttosto inusuale, sia sottoposta a pericolose torsioni, Luigi modifica e rinforza il forcellone con capriate inferiori e superiori; poi rinforza tutte le geometrie del telaietto reggisella. Rivisto in questa chiave, il retrotreno della moto si presenta compatissimo e coerente, a dispetto della totale assenza di sovrastrutture in plastica attorno alla sella, che ora e ornata solo dal fanale a led proveniente da un Street Triple, e dal già citato maniglione cromato rubato ad una Bonnie. Il vero tocco d’artista è riservato al riposizionamento del paragrafo. Quello originale della T-Sport viene rimontato a filo della Dunlop da pioggia, ed è poi ingegnosamente appiattito nella parte finale per consentire il montaggio della targa: una soluzione già vista con qualche variante su qualche Sport Tourer, ma di sicuro mai prima d’ora su una cafe racer.
A completamento degli interventi sull'estetica si segnalano il fanale anteriore di grosse dimensioni, di provenienza Yamaha, e la modifica del profilo del serbatoio, che assume una forma piu squadrata. Gli interventi sul motore sono limitati al montaggio del kit Dynojet e di corti terminali Supertrapp, ovvero quanto basta per garantire un pizzico di grinta in più e la tonalità di voce giusta. Come sempre accade con le moto preparate da Martini, la M-Tripp colpisce per il suo generale livello di rifinitura che la fa apparire come la Factory Special di una casa costruttrice. Una moto che molti vorrebbero in pronta consegna, ma che è destinata ad un solo fortunate, anzi due!
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